Bruno Giussani
Andy Reisinger è uno dei membri del Comitato intergovernativo sul mutamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, Ipcc), l’entità scientifica dell’Onu che studia le questioni climatiche globali e che si è vista assegnare lo scorso anno, collettivamente e assieme ad Al Gore, il premio Nobel per la Pace.
Reisinger è un membro eminente dell’Ipcc, composto da migliaia di scienziati di ogni parte del mondo, perchè ha coordinato il piccolo gruppo incaricato di scrivere e redigere i riassunti dei loro rapporti: i documenti dei quali abbiamo letto nei giornali e sui quali si basano le decisioni politiche.
Reisinger è intervenuto recentemente alla conferenza Lift a Ginevra, un convegno annuale dedicato all’innovazione e alle tendenze emergenti (liftconference.com). Dopo aver precisato che si esprimeva a titolo personale, ha presentato cinque punti:
1. il cambiamento climatico è inequivocabilmente in corso, e c’è una crescente convinzione fra gli scienziati che l’evoluzione degli ultimi 50 anni “è dovuta, con altissima probabilità, alle emissioni di gas a effetto serra prodotte dalle attività umane”.
2. I cambiamenti climatici che si verificheranno nel XXI secolo saranno incomparabili con quelli che gli umani hanno sperimentato nel passato. “Il mondo non è mai stato così caldo, e il clima non ha mai mutato così rapidamente, in nessun momento negli ultimi 10’000 anni” (cioè la durata della civilizzazione umana). Reisinger ha indicato alcuni impatti del cambiamento climatico se il riscaldamento continua come ora: scarsità d’acqua per un miliardo di persone; grande rischio d’estinzione per il 20-30% delle specie; diminuzione della produzione agricola alle basse latitudini; inondazioni nelle regioni dei grandi delta africani e asiatici; massicci problemi sanitari dovuti al calore, alla malnutrizione e alla diarrea; e a lungo termine (secoli), rischio di aumenti di metri dei livelli dei mari.
3. Le emissioni di gas a effetto serra continuano in larga parte perchè sono legate al livello di sviluppo: molti paesi (a cominciare da Cina, India e Brasile) aspirano al tipo di sviluppo del mondo occidentale, ed è naturalmente molto difficile dir loro che non possono farlo. Ma se le cose continuano come adesso, il livello globale di emissioni aumenterà del 25-90 % da qui al 2030.
4. Le nuove tecnologie sono uno strumento essenziale per garantire a un numero crescente di persone dei “servizi” migliori pur diminuendo le emissioni inquinanti. C’è molto potenziale per una miglior efficienza energetica nelle costruzioni e nell’industria, per esempio. E naturalmente l’uso di energie rinnovabili può contribuire significativamente alla riduzione delle emissioni - e se questo è l’obiettivo, anche il nucleare può essere un’opzione. Ma nessuna tecnologia può risolvere il problema da sola: ci vuole un approccio “portfolio”, con lo sviluppo e l’implementazione parallela di molte nuove tecnologie, tanto a livello di offerta (produzione, industria) quanto di domanda (consumo).
5. Il vero nodo tuttavia è che l’applicazione delle tecnologie non è solo una funzione delle tecnologie stesse: è una scelta di società, una decisione politica. Molte di queste tecnologie esistono già, ma devono essere rese economicamente attrattive (scelta politica: stabilire e applicare un prezzo al CO2) e non essere ignorate a causa degli investimenti già consentiti in altre tecnologie più inquinanti. E questo può essere realizzato soltanto con delle politiche e delle scelte coraggiose.